Dal Volume:
“La voce dell’anima”

 

Introduzione               

In questa nostra epoca l’immagine è una cosa fondamentale, la persona può identificarsi nel suo lavoro o nella sua persona.
Se immaginiamo la società di un secolo fa, ci rendiamo conto che la competenza andava al di sopra di tutti gli altri elementi caratterizzanti di una persona: pochi erano i dottori,  ma con l’evoluzione culturale e sociale, c’è stato un notevole appiattimento verso l’alto.
I piani alti si sono affollati, chiunque voglia emergere nella folla deve indossare un indumento vistoso per attirare l’attenzione, il saper favorire un look degno della propria personalità ed il sapere apparire, sono divenuti uno stimolo educativo, quindi, l’importanza dell’immagine nella società. Naturalmente, occhio agli effetti collaterali.
Mi sono preparato per bene alla missione di poeta, forse un po’ puntiglioso, senza trascurare niente, sdegnando persino le vie più comuni e più facili che non mi avrebbero portato a nulla.
Queste mie poesie sono emozioni forti, non c’è che dire, peccato che durino un istante; pazienza, in fondo i piaceri sono tanto più intensi quanto istantanei.
In questa terra chiusa tra i monti (Cassino),  l’amore che nutro per essa rappresenta un regalo che faccio al vento, agli animali, al grano che cresce sulle alture, agli oliveti che manifestano pace, sacralità e per coloro che dormono stringendosi la mano.
In questi versi colui che legge ascolta musica, ritmi ed influssi che si rincorrono, si cercano, e    talvolta s’incontrano, dà un valore alle cose e tenore alla propria vita attraverso le soddisfazioni espresse  dalla propria volontà.
Valutare questi versi è come voler dire che quello che era la poesia, oggi non è scomparso come sensibilità da parte di molti.
La percezione ed il mistero che emergono sono avvertiti immediatamente, sia nel riscontrare un perfetto equilibrio con il suo modo di pensare, sia in quei momenti in cui si può penetrare a livelli diversi da quelli di superficie; tuttavia, la maggioranza delle persone che hanno sviluppato questa percezione non afferrano sino in fondo l’intima natura ed il potere celato, ritengono la poesia un passatempo o una forma di godimento estetico.
Tutto fluisce al ritmo di un astro che calunnia il sole e misticamente crea conforto ai piccoli fiumi che vanno verso il mare; purtroppo i valori sono cambiati, dentro ognuno di noi è nascosto un poeta, tanti si vergognano di uscire fuori dal proprio guscio fatato: per questi motivi, forse, la poesia perde  lo stimolo del poetare.
Il titolo del libro: “La voce dell’anima”, segue la grande stesura “Per le strade del mondo”; non è altro che il potere ed il volere di voler ritornare su qualcosa che è ormai  passata e su che cosa resta della poesia oggi,  e soprattutto, che valore si può attribuire al tentativo di resistere e prevenire il tempo attraverso le sequenze di versi accattivanti che allargano lo stimolo alla lettura, coronandola di piaceri e soddisfazioni immensi.

Il poeta/scrittore
Orazio Di Resta

 

 


                                                             

La mia dolce e cara mamma

 

Terra, mia dolce vita

Quando le bellezza della tua terra ti chiamano,
tu non farle aspettare;
sei perenne in seno suo:
le radici e le memorie
tutto porta in seno.
Feconda è colei che dà la vita,
immette in core di tutti tanta gioia,
risplende al fascino dei tuoi occhi
come uno smeraldo od un rubino.
E tu, possente e glorificato
volgi lo sguardo all’infinito Dio,
lasciati baciar dall’orefice sole,
dalla suadente argentea luna,
dalle smeralde stelle
che nel firmamento brillano;
lasciati coccolare, invogliare e suadere,
gioca solingo con la tua fantasia,
osserva e taci;
lo so che non hai pace.
I fiori che tanto ami e poi calpesti
ti colpiscono con l’armonia di vita:
colori forti di volontà divina.
La tua regina ti chiama, ti bacia e ti adula:
ma tu che cosa fai? …
Non fai altro che rinnegare te stesso!
Chi credi di essere, il Padreterno?
Noooo! …
Solamente una molecola di vita
colma di mistero e misero talento
che corre oltre frontiera
nell’infinito eterno.

 

 

Auguri figlia mia o figlio mio!

 

Sono triste: a volte  la vita
è faticosa come l’andare in salita.
Pensare a te e non solo a me stesso
è un viver triste che mi angoscia spesso.

Persino la notte quando dormo
e quando dal lavoro ritorno,
scaturiscono in me momenti infelici;
pensare a quei tanti e doverosi sacrifici.

Ma oggi è una giornata di festa,
quindi, voglio solo musica in testa. …
Quello che provo per te è difficile dire,
sento ch’è qualcosa che non può finire.

Allora, smetto di scrivere i versi di poesia;
voglio abbracciarti ed ascoltare una parola pia,
una di quelle che rasserenano questo stanco viso,
perché no! … Un augurio fatto con un bel sorriso.

Sono tuo padre figlia/o mia/o,
ti stringo forte e ti abbraccio anch’io. …
Si perde nella notte dei tempi la tristezza,
subito m’invade la compagna giovinezza.

Son sfortunato, non ho mai perso un ago,
eppure, in me è tramontato ogni svago,
penserò a te e ad un tuo dolce sorriso
per fare una scappatina in paradiso.

Là m’aspetta la tua mamma bella
ch’è illuminata come una stella.
Auguri figlia/o mia/o,
son pronto, vado da Dio.

 

 

Canneto

Sul monte di Canneto un dì apparve Maria,
un gemito in quell’istante dal bosco uscì,
nel folto prato, lassù, un fiore sbocciò
e una nuova aurora il pellegrino iniziò.

L’acqua limpida della sorgente
chiara e fresca disseta la gente;
gelida zampilla dalle fontane,
poi intubata va per terre lontane.

Intanto sui vicini altopiani,
le pecore con l’abbaiare dei cani,
pascolano  nei prati a sazietà
guidate dai pastori d’ogni età.

Troppe son state le anguste sembianze,
il pellegrino bivacca con tante speranze;
in loro aiuto Maria dal cielo discese
a rallegrar l’animo d’ogni figlio che prese.

Lo sguardo possente su di ognuno posò,
appena lo fece l’orizzonte di luce brillò,
ad ogni figlio, con amore, il soccorso portò
finché la tremula stella l’alba annunziò.

A tutti con amore sorresse il morale
quando sotto i piedi schiacciò il male;
in coro tutti con la prece mia,
gridano forte: “Viva Maria”.

Tutti t’acclamano mia dolce Regina
al Santuario dalla sera alla mattina,
alla tua immagine ogni fedele lo sguardo abbassò,
quando il tuo dardo di fulmine ogni volto trapassò.

Beati gli occhi tuoi che lontano vedono,
immense le orecchie che lontano odono;
ascolta Madre il canto del pellegrino
che fa ritorno a Te l’alba di ogni mattino.

Osserva la fede che regna in ogni cuore,
vengono a Te perché son colmi di dolore,
nell’animo e nel core hanno solo brace
solo Tu potrai dar lor tanta, tanta pace.

Salvali Madre, son tutti peccatori,
purtroppo anche pessimi oratori,
la fede loro l’han troppo distolta;
mi auguro che sia l’ora della svolta.

Madre, sei la loro speranza,
di tutti non la perseveranza,
ma l’unica garanzia di nostro Signore:
di salvarli tutti con la fede dell’amore.

 

Una rosa …

In una minuscola foresta,
coronata di spine sempre in fiore,
uno stelo d’erba verde
guarda inesorabilmente il cielo.
Una rosa rossa,
una di fragola,
tantissime bianche: un bosco
piantato per “Eterno Amore”:
una zolla del divino cuore.
Un pezzo di sogno
in mezzo ad un deserto,
laddove uomini e trovatelle
cantano lodi a squarciagola.
Son tutte parole senza capo e coda
che danzano nella loro testa,
senza mai fermarsi,
come un bianco ruscello
scorrono osservando il cielo,
proiettando lo sguardo
al sorridente sole

e all’argentea luna.