Alcune note sul Poeta

Descrivo il mio aspetto, lo posso fare, perché la mia fisionomia è già compiuta.

Da tempo sono in continuo mutamento, ma il mio profilo poetico non cambia, aggiungo di essere leggermente curvo, ma ancora forte e tenace con i pensieri. Sono un po’ disilluso, evocativo, eccezionale come tanti autori e poeti. Nessun Dio c’è in me, non rincorro i fatalismi o contorte espiazioni, ma sono un uomo prettamente normale con una visione espansionistica della vita. La natura del mio presente e del il mio passato sono artefici di ciò che sono. C’è sempre qualcuno lassù che mi parla, che mi aiuta ad emergere dalla massa indistinta, che in convulse circostanze mi disorienta e mi ammutolisce; decido di tacere, perché c’è chi parla abbastanza senza sapere bene cosa dire: sento le loro voci faticare ad essere voci. Sento nell’aria l’insorgere di grandi mutamenti, capisco bene e non posso parlare. Il canto mio si leva articolato e disilluso, mi chiudo in un silenzio che cambia radicalmente persino la mia vita e mi lascio scorrere quietamente senza sferrare colpi di coda sotto forma di un’attesa inconsapevole e vergognosa che ti fa abbassare la testa. È come se ti cuoce e ti mangia, ti brucia e, poi,  ti lascia morire definitivamente. Naturalmente come poeta, snocciolo i grani di un melagrano fluorescente che mi caratterizza la vita. I più grandi eventi che hanno caratterizzato la mia vita sono la nascita dei miei due figli e dei miei quattro nipotini “Giorgia ed Alessandro, Lorenzo ed Angelica” che crescono con entusiasmo; par di essere ritornato me stesso senza essere un sognatore. Socialmente offeso, sbarro le porte e

 

Ultimo

                        Atto

                   

                                   “Per le strade del mondo”

 

 

 

Introduzione

Non si troveranno qui né velleitarismi, né accademismo e né erudizione. L'autore mira piuttosto a illustrare i meccanismi della scrittura poetica attraverso gli esempi (in larghissima parte di poeti italiani, senza però trascurare i grandi poeti stranieri), rifuggendo dalla definizione assoluta o dalla nozione astratta. Si parla della poesia, ma anche del poeta - di quello che deve o non deve fare; si riflette sulla scrittura in versi, analizzandola secondo i tre criteri del "togliere", del "trasformare" e delle sue caratteristiche formali: ritmo, rima, verso e strofa. L'approccio estremamente pratico del libro lo rende utile non solo a chi ha ambizioni professionali, ma anche a chi scrive per hobby. Anche se non tutti abbiamo il talento per diventare nuovi Dickens – (Diavoli), posso affermare per esperienza personale che i miglioramenti ottenuti con il metodo proposto sono evidenti fin dal mio primo racconto anche a livello di scrittura amatoriale. Ci sono esseri umani che nascono indifesi, impossibilitati a difendersi, perché di animo nobile, col cuore di bambino, refrattari alle tentazioni materialistiche di questa società perversa e votata al protagonismo, all’apparire a tutti i costi. Sono i poeti, i sognatori, spesso avulsi dal contesto che li circonda, immersi nel loro mondo magico. La poesia è la luce e il pane della nostra esistenza. È uno sguardo levato ogni giorno verso il cielo, quel cielo che noi tutti - abbiamo perso di vista, annegati nei simulacri della modernità. Uno spazio amoroso, trasparente come una fiamma, capace di custodire, dentro il turbinio   della  storia,  il   semplice   segreto   della   vita,  nella lampeggiante incandescenza di un verso. È preghiera e sorella della “fede”: sentimenti, luce da attingere, acqua pura con cui dissetarsi. Ho sperimentato che mentre si recita la poesia – possibilmente camminando, muovendosi – si riesce a “vedere” con l’immaginazione quello che le parole esprimono: l’ambiente della natura, le luci…. e poi, strettamente connessi, cominciano ad apparire i molti significati metaforici di quei versi, che emergono proprio attraverso il suono e il ritmo delle parole recitate. Allora si comincia a “vivere” la poesia, risuonando con tutto se stesso, come avviene ad un musicista quando suona il suo strumento. Sempre più mi rendo conto che in definitiva le parole particolari mi portano ad insistere su alcune parole fondamentali; inizio nello scrivere il mio dizionario personale colmandolo di parole chiave, parole-problema e parole-amore…  In prima vista la poesia di Orazio Di Resta non sembra presentare eccessive difficoltà interpretative; dal punto di vista formale, esprime soprattutto il dolore e l'infelicità che la natura ha imposto al poeta.

 

 

                                          

                                                                           Orazio Di Resta

 

                                                                                                                                                                             

Questo sono io……………

 

Sono sempre felice,

non mi aspetto niente da nessuno,

ma l’attesa mi fa sempre male.

Ogni problema non è mai eterno,

quindi, in ognuno trovo la soluzione;

solo la morte non ha soluzioni.

Non permetto mai a nessuno di offendermi,

di umiliarmi, non bisogna mai farsi abbassare l’autostima.

Tanti urlano, sono solo dei vigliacchi,

usano le grida come arma.

Troppi a questo mondo vogliono avere sempre ragione,

scaricano le loro colpe  sempre sul più debole.

Mentre io mi godo la vita andare,

anche se quest’ultima è molto breve;

 

perdo contatti sociali e rimango solo come un bambino serio per affrontare le vicissitudini quotidiane facendo lunghe passeggiate per le periferie della mia città; in questo modo ristabilisco l’equilibrio della mia psiche, allontanando quella tensione che s’impadronisce sistematicamente di me. Seppure tacendo mi pongo sempre delle domande che a ritroso hanno creato disguido nel mio andare, le risposte che ricevo mi entrano dentro come un campanello di allarme, mi spiano e mi seguono. Di quanto mi è capitato, in quel momento lo vivo intensamente anche se non riesco a mettere bene a fuoco i miei pensieri; però quello che vedo andare in fumo, almeno in quel momento non esiste in quanto lo considero un puro nulla. Sono un uomo servizievole, mi prendo cura della mia casa, vuota dopo la scomparsa della mia compagna di vita; i desideri ed i bisogni li guardo con occhi insistenti che vedono il mondo senza distanze e senza divisioni. Qualche tempo fa mi è capitato qualcosa di sensazionale, mi sono accorto che gli anni incessantemente passano, il poeta che è in me invecchia e si ammala, solamente la chioma continua a resistere nel tempo ed i capelli grigi non tentano d’imbiancarsi, la vivacità dello sguardo è ancora vivo. Devo ammettere con rammarico che persino nelle scuole la poesia non viene seguita con interesse. Un giovane ragazzo, figlio di un  carissimo amico, tornato da scuola  eccitatissimo quasi in stato semiconfusionale; trovandomi a casa quel dì, ho avuto modo di chiedergli cosa gli sia successo in classe per essere così agitato e nervoso, al che mi ha risposto: “abbiamo letto delle poesie a scuola e la maestra guardandomi mi ha parlato di un valente poeta; purtroppo, io non ho capito un’acca nella spiegazione, ma volevo capire”. Mi sono vestito in qualità di padre e di poeta, e, d’accordo con i genitori, l’ho portato in biblioteca e gli ho mostrati i volumi che giacevano sugli scaffali che io avevo pubblicato e fatto dono; l’ho indotto ad una lenta ed efficace lettura, spiegandogli verso dopo verso il contenuto, cosicché ha iniziato ad avere un’altra immagine della poesia. L’espressione del ragazzo ha cambiato come se avesse sentito una musica celestiale che turbinava nella sua mente dolci note sconosciute. Quello è stato solo l’inizio. Un dì è venuto a trovarmi, dal cassetto della mia scrivania ho preso un mucchio di fogli semiscritti: erano poesie solamente abbozzate, quindi incomplete, avevano bisogno di una strutturazione per essere poesie. Si è messo a leggerle una dopo l’altra, cosicché dopo qualche tempo mi ha chiesto di scriverne qualcuna: voleva essere felice. Da quel dì ho preso a trascurare le faccende domestiche e mi sono dedicato completamente a lui. È nato un piccolo genio: ha voluto scrivere da solo le poesie. Si è allontanato da casa, ha voluto sperimentare quella solitudine essenziale per ogni poeta. L’ho incontrato per caso con i suoi genitori, qualcosa si è rotto in loro, la consapevolezza di avere in casa un poeta non è facile da digerire; è iniziato quel dì la follia di un ragazzo. Ho cercato di rassicurare i genitori, ma il ragazzo capisce che deve mettersi in gioco, se il padre si sente sterile in merito, lui è fecondo, scopre, e teme di non farcela ma non si da per vinto: è solo l’inizio. Comincia una nuova vita un po’ sbalestrata, torna di notte a casa, passeggia per il cortile e per la lunga viuzza adiacente alla casa; scrive poesie  bellissime,  diventa  l’attenzione  di  tanti: “E’ nato  un poeta”. Continua con frenesia a scrivere sostituendosi al dimissionario poeta, firmando con grafia certa un qualcosa che l’indomani è pane per la vita. Il poeta è come un veggente, celebratore dei destini passati e auspice di quelli futuri. Mai come in questi ultimi giorni ho sentito nel più profondo dell’animo la forza della natura, la grandezza che nessun uomo può mai distruggere: essa  vive, respira nelle fronde degli alberi e nell’infrangersi delle onde sugli scogli, si nutre del sole, della pioggia e parla agli animi disposti a comprenderla, e, soprattutto a cogliere il suo messaggio. È come la pace che infonde serenità, che s’intravede nel sorriso della gente. È una semplicità disarmante, un mondo puro di cuore e pensiero, ricca di una bellezza vera e di un colore umano più sincero. Il poeta è un comunicatore per capacità artistiche e per grande levatura morale, è in grado di interpretare ed anche influenzare i sentimenti di ogni epoca, come ha fatto Carducci e Leopardi, che sono diventati i massimi vati della loro epoca e i punti di riferimento di quanti li hanno conosciuti.

 

 

                                                                                                                                 Orazio Di Resta

 

 

 

Sei un mito  

 

E’ inutile scrivere:

“Ti manderò un bacio con il vento.”

Riconosco che potrai di certo sentirlo

e fantasticare con esso;

penso di vedermi in esso e taccio,

sono certo che è fatto come un sogno.

Vorrei essere tante cose

in quel meraviglioso momento,

mai cancellarlo o svegliarmi;

mi sento libero in un cielo infinito,

poterti seguire ovunque per amarti, perché no! …

Con esso sentire persino il tuo respiro.

I sogni sono compagni della fantasia,

ma ogni riflesso e gesto sono un mito

che si riflette nel mio debole cuore.

Già nell’aria sento il tuo profumo,

lungi da me la tua presenza,

ma è il vento che si è inebriato di te,

ovunque sparge il tuo profumo,

ora sono le mie narici ad inebriarsi di te.

Vivo i tuoi frammenti di vita in una dolcezza effimera,

ma il tuo presente è ben altro.

Riesci a passare dall’ombra  al sole,

mentre pensoso scrivo;

abbiamo lo stesso volto,

ma la verità va a ritroso

e dissolve l’immagine e la distanza.

 

 

Signore… perché?                

 

Non comprendo,

forse non capirò mai,

nessun animale di questo mondo

creerebbe una sua distruzione.

Un topo non costruirebbe mai

una trappola per topi,

l’uomo quale essere

superiore e ragionevole,

dovrebbe difendersi e non arrendersi

dinanzi alla sua incapacità:

non dovrebbe costruire

ciò che lo distruggerebbe.

Invece è l’una e l’altra cosa

che ha imparato a fare bene. …

Signore!...

Perché tanta superbia?

Perché tanta cattiveria?

Forse, perché si è persa la retta via?...

Un uomo nasce flessivo e muore irrigidito.

La mente lo tradisce,

come pure le azioni…

Per carità!

Pare che gode vedendo morire,

non si degna mai di aitare,

pensa solo a scarrubare.

Non fa niente per niente,

quel poco che fa pure male lo fa!...

Troppe cose pervase ci sono,

tante completamente perdute,

la colpa è dell’intenzionalità!.

Bisogna accettare il turbamento,

le ore perse per la ricerca;

purtroppo si va sempre di fretta.

Per tanti è un’arte perdere le cose,

però nessuno perde mai la sua testa,

o quantomeno farlo per volontà!

 

Questa mia vita…                     

 

 E’ troppo breve

per sprecarla inutilmente

coi sogni degli altri.

Dal dì che nacqui,

ogni giorno è stato una conquista;

solo ora m’accorgo d’aver sprecato

troppo tempo inutilmente.

È stata come un eco,

mi sono dispiaciuti i rimandi,

ma son sempre pronto

a dare scacco matto.

Questo mistero è stato un problema,

coi i suoi intrecci che ho dovuto risolvere.

Mi fu chiesto un dì:

“cosa vorresti fare  da grande?”

Risposi che volevo solo esser felice.

Mi replicarono che non avevo capito

il vero valore della vita:

questa è un dare e avere,

ti sorride se la guardi sorridendo,

se non piace, la puoi sempre modificare,

cambiando atteggiamenti.

Non lamentarsi quando si è duri con se stessi,

il tempo è limitato,

bisogna viverla accanto ad un altro.

Questa è come un giardino

che non cessa mai di crescere,

quindi, coglila per quello che è,

ammirala nella sua variegata bellezza,

assapora la sua realtà,

affrontala con impegno e con il cuore,

abbine cura perché è preziosa;

a volte è un mistero: scoprila,

è un inno e cantala finché puoi,

soprattutto accettala e difendila,

così sarà una realtà non un sogno.

 


Una vita in riflessione… tanti intrecci da risolvere

Per te…                                     

(Che vivi amando)

 

L’anima da sempre il meglio di sé,

ma se la mente tace e non disturba

tu costudisci i tuoi segreti;

“il mistero è l’ingrediente dell’amore.”

Custodisci i tuoi segreti quando la mente è vuota,

a volte persino i silenzi rispondono

a quei tanti segreti che vivono in te.

Le parole non bastano mai,

quando si ha da dire deborda l’anima;

spesso fanno molto rumore.

Ti amo per ciò che sei,

quando sono insieme a te è come stare in Paradiso.

Più di una volta  son rimasto deluso ad ascoltarti,

non ho mai litigato con te,

mai alzato la voce.

Comprendere a volte è tempo perso.

Il tuo bene lo trovo nel cuore,

ma l’essenziale è nei tuoi occhi,

ti perdi in un istante,

gli occhi tuoi brillano;

affiorano due lacrime  vistose

ed il peccato è dinanzi a te.

Sono lontano da te,

vivo il tuo tempo,

ma quando ti tengo tra le mani

sei la mia bambina più dolce che c’è!...

 

 

I veleni dell’anima  

 

Tutti ignoriamo

di essere avvelenati

giorno per giorno,

nessuno conosce l’antidoto

e tantomeno il suo colore;

l’anima muore lentamente.

Sono veleni silenziosi,

uccidono senza far rumore.

Solo il cuore li conosce e batte.

l’ipocrisia e i falsi pensieri

sono i primi veleni,

inquinano ed uccidono

senza farsene una ragione.

Mentre la rabbia, la colpa

e la depressione

sono i tre maggiori veleni

che uccidono l’anima!