Poesie dal libro:
Animus Poetandi
(1° Volume)

 

Pace…

Si parla troppo di pace,
ma si fa sempre la guerra;
ovunque cadono bombe
e non fiori di Gesù.
Le armi non tacciono,
i missili sfrecciano,
ma sotto il martirio è nato un bambino,
chiamato Gesù.
Si parla di pace e di gloria,
si annunzia l’attesa novella,
ma la terra è una palla di fuoco,
rossa, lampeggiante
e pronta al castigo.
Ma ditemi voi:
“Quando nasce Gesù?”
Gloria in America o meglio a New York,
l’alleluia a Kabul o meglio in Afghanistan. …
Chissà!
Forse Gesù è nato a Kabul…
La notte è stellata e le stelle son tante,
il Verbo divino ha detto ed ha fatto,
ma ancora oggi a Kabul la pace non c’è!
Vedo i Re Magi che m’indicano la grotta,
ma non è quella di Gesù…
è quella che usa Al Queda,
e le stelle furiose si accendon lassù!
Tra le grotte sperdute
e le spelonche nascoste
si dichiara la guerra e la morte.
Ma ditemi un po’:
“Ma è nato Gesù?”
E’ nato un bambino,
non è quello divino,
perché quaggiù non si parla di pace,
ma di guerra e di fame
e sarà sempre così!
Ti prego, Signore,
accendi d’amore questo mondo infame,
metti tra un uomo e una donna un bambino,
solo così si può parlare di pace
ed intorno a noi tutto risplenderà.
Questo tuo uomo non ha senno,
ha voglia di essere come Te,
padre e padrone,
in tutto e per tutto
e la morte assordante ci sorriderà.
Ora mi chiedo, uomo infernale:
“Ma in chiesa che ci vai a fare?”
Questa, vendetta non è!
… E’ castigo di Dio. …
E la pace?
Non è fatta per te! ...

 

Una spruzzata di stelle

Uno strascico,
un luccicare di stelle
dinanzi ai miei occhi
colmi d’amarezza
guardano il cielo,
lentamente
s’affaccia all’orizzonte
il crepuscolo.
Nel vortice eterno
la vita e la morte
sono vestite con gli abiti di seta…
lo sguardo è aperto alla via lattea
avvolta e chiusa
in nubi di tempesta.
Le nebbie
lentamente svaniscono
e le brillanti stelle
mi han messo
nella mia bianca mano
una fiaccola:
calice della vita;
la scaglierò nella cupola azzurra
della via lattea,
là dove traboccherà
di un’infinità di fiori.
Mi leverò su tutto ciò
che avvolge il mio strascico.
Le mie piaghe d’argento
mi sfioreranno
e il cor indifferente
trapassa la mia penosa via,
mentre io
leggero
mi accingo a morire.

 

 

Paese mio

Terra di un popolo divino…
Terra Santa e benedetta,
terra mia natia.
Quando sono nel tuo seno
mi accogli come una madre,
mi sfami come mio padre,
mi disseti con la tua acqua
cristallina e pura.
Mi rispetti,
ti rispetto…
sei come una madre
che un dì mi portò in seno.
Sei perfetto in tutte le tue parti
e le tue case coronano il tuo volto
come un meraviglioso presepe…
La tua gente è la mia stirpe…
Il mio cuore è un tuo dono,
terra d’amore e di pace,
solitudine affabile e schietta…
sei proprio come mia madre.
Dalle tue verdi terre
alle maestose montagne,
t’inebri di luce e d’amore
e di un fascino irrequieto
e di canti di uccelli
e proietti il tuo fascino un po’ spento
per i lunghi sentieri della vita.
Ridammi la pace
che solo tu sai donare.
In te è racchiuso il mio passato,
il presente è un po’ vago…
il futuro un po’ incerto.
Ti prego,
paese mio “Angelo Azzurro”…
“Sono tuo figlio”
e la tua terra…
è la mamma mia.

 

Mamma

Davanti alla tua immagine
un po’ sfocata
ma viva come allora,
non ho parole da spendere,
ma solo singhiozzi
e lacrime amare.
Sento soffocarmi,
ma il mio cuore palpita forte
ed il dolore mi opprime.
Osservo commosso
la tua immagine,
nella mia mente
il tuo lungo cammino,
è triste ed incontentabile l’anima mia.
Vorrei salire in alto,
nel cielo dei cieli,
solo per un istante,
per vederti gioire
ancora una volta…
E poi… beh!
Lasciamo il mondo com’è…
Or mi circonda il silenzio
ed ho soltanto paura,
ingoio ogni singhiozzo
e nascondo
le mie cocenti lacrime amare.
Sei sola dentro la cassa:
io son qui a due passi,
tra me e te
una lapide di marmo,
m’accosto col viso
e ti chiamo,
ma tu non rispondi. …
E’ struggente quest’attimo,
il mio cuore è triste
e batte forte.
Oh! Lacrime trasparenti
scendete dal cielo,
io piango!...
Intorno a me tutto tace,
mamma, mamma!...
Riposa in pace.

 

Io e Dio

Signore,
ti sento lontano
o ti stai allontanando da me?
Ti vedo nell’io,
solo un punto,
un punto sospeso nell’orizzonte,
però ancor ti vedo.
Anch’io sento di staccarmi
ed allontanarmi da Te,
anch’io sto andando
verso luoghi sconosciuti;
ora, di sicuro,
sono anche per te
un piccolissimo punto,
a malapena ti noto
e tu mi osservi,
altrettanto ci vediamo.
Però in questo infinito ci siamo,
stiamo uno di fronte all’altro,
forse amici o nemici,
ci fissiamo l’un l’altro.
Ti prego,
mio Signore,
non dimenticarti di me,
tu non distrarti a guardare
quel che io non posso vedere.
Una sola cosa mi resta di Te.
Forse un sogno,
forse il vero,
ma tu sei sempre con me:
soli ovunque io e te.