Poesie dal libro:
Sandrina: Il mio fiore …Reciso
- Libro dedica -

 

Soffrendo chiamo

Sandrina mia,
mi confesso solo con te,
tu sei la mia unica ragione di vita,
nessuno potrà mai smentirmi…
Non credo di meritare cose buone,
perché da quel dì che nacqui sono peccatore,
e, come tale,
tra le tante inquietudini peccherò.
Mi chiedo:
“Perché tanto dolore intorno a me,
cosa ho fatto a Dio per meritare questa pena?”
Come uomo l’anima ho dato
Per non veder soffrire,
ho cercato di sconfiggere
i fantasmi del dolore,
ma la gioia ed il sorriso
non son mai apparsi al viso mio,
tantomeno gli occhi han gioito
e la bocca ha sorriso;
eppure, ho avuto sempre dinanzi a me la verità:
due mani per pregare,
due occhi per guardare,
due orecchie per ascoltare,
due narici per respirare,
due piedi per camminare…
Gli occhi:
senza stupore guardano il mio cammino,
mentre osservo con tenacia la terra,
fulminei li trovo rivolti al cielo;
cielo e terra:
“Due immensi misteri”.
Il mio cuore freddo è come il ghiaccio,
batte nelle tormentate notti senza luce,
ma quando il giorno appare all’orizzonte,
io mi sento offeso,
distrutto e deriso,
maltrattato interiormente:
quasi sputato addosso.
Sprofondo silente nell’oblio del tempo,
mentre le vergogna mi divora,
la malinconia mi distrugge:
sono le mie uniche sorelle…
Sono stato ripudiato
e quasi pronto
per essere percosso e malmenato…
Colmo dei colmi,
aiutami tu!
Pensando ai bisogni
Ho riempito la mia vita,
ma, al momento buono,
mi son trovato abietto,
e in quel lontano dì chiesi a Gesù:
“Gesù,
tu aiutasti i bisognosi,
così ora ho fatto anch’io in memoria tua,
solo io e Te con dolore sappiamo il dopo,
anzi Tu lo sai,
io no!
Perché non mi concedi il successivo?”
Dal bene fatto il male ho ricevuto,
e riluttante è stato il mio patire…
Ora mi son chiuso tra quattro mura
E non ho voglia di vedere ed ascoltare,
tutto intorno mi fa paura.
Ovunque si parla solo di problemi,
ma son menzogne
per queste mie orecchie…
Il tutto gira tra l’invidia e il sopruso.
Il povero non si sente più debitore
quando riceve senza fatica
quattro sporchi quattrini,
senza sudare si colma
d’arroganza e presunzione,
la megalomania,
poi, la testa gli ha confuso.
Che vita è mai questa?
Moglie!
Dimmi solo una parola,
una sola,
l’ascolterò non solo con le orecchie,
ma con l’anima ed il cuore.
Aiutami a sopravvivere in questo inferno,
fai sì che intorno a me ci sia il Paradiso,
… un paradiso di fiori,
quelli freschi bagnati di rugiada,
colmi di colori della primavera.
Ti giuro,
quando lascerò un dì
questo infernal mondo,
per l’Eternità,
non ci metterò più piede.

 

Un vomito…
(Addio al mio fiore)

Con un vomito inizia il calvario:
fuori esce solo muco,
non cibo ingoiato.
Si corre a consultare,
ma, ahimé!…
Solo Dio,
gesù e la Santissima Maria
possono donare ancora luce…
Risultato:
l’inferno nel cardio.
E’ la fine!...
Sto perdendo il mio fiore,
la mia sposa…
Tra pianti,
preghiere e sogni svaniti
la vita corre in declino
e, con tutta la rabbia
di un uomo amareggiato,
supplico,
supplico il Celeste
di guarire il mio fiore.
Il dolore più atroce è perdere il tuo amore
e, sconfitto
come un derelitto,
prego,
prego incessantemente,
che la fede faccia il suo corso.
Sono sommerso da un delirio atroce,
posseduto dalle lacrime e dai pianti,
invoco, con le braccia volte al cielo l’Altissimo
che faccia rifiorire il mio fiore.

 

Oltre il Vaticano

Affranto dalle vicissitudini,
demoralizzato dagli eventi,
scarno, mi rifugio
tra le tante fiabe di insolenti tormenti.
Vorrei,
laddove i miei occhi nudi non vedono,
dove l’assoluto diventa realtà,
cercare le risposte ai miei perché…
Come una molecola
guardo l’infinito ignoto,
quasi stupito,
osservo un punto iridescente,
l’“io” solitario.
Sotto le sferzate dei venti cosmici,
come un relitto,
vengo sospinto
tra gli infiniti spazi siderali.
Ritorno solo per un momento uomo,
quasi sembiante a questo putrido mondo,
ovunque malfatto e malsano,
cercando la mia vita
tra le funeste ire del tempo.
Dinanzi a me,
laggiù,
la cupola di San Pietro,
la guardo insistentemente;
e, nel quadro dei miei occhi,
osservo il volteggiar
di possenti uccelli volti a migrar.
Un pensiero funesto
per un attimo mi scuote:
“San Pietro”.
Il punto d’incontro di infiniti fedeli,
là tra loro,
per un istante,
il mio pensiero volto a Gesù.
Quanta sofferenza,
quanto odio,
la pace è solo un sogno del fedele,
ma la solidarietà dov’è?...

 

 

Ospedale “Columbus”

Orizzonti circondati da torri di cemento:
messaggi di fuga mi giungono alla mente,
forse, sono segnali inviati dal cielo.
La libertà mi sfiora…
A due passi da me l’irraggiungibile.
La mia vita è chiusa
dietro le cecità delle tue mura
senza uscita.
Mentre continuo ad andare smarrito,
i miei occhi corrono sulle vicine rovine
in cerca di nuove illusioni.

Copyright ©
Legge del 22 Maggio 1993 N° 159
Tutti i marchi e copyrights su queste pagine
appartengono al poeta / scrittore Orazio Di Resta
E' vietato qualunque uso commerciale, riproduzione e divulgazione anche parziale