Poesie da:
 Arcobaleno  ….di Emozioni

 

L’ossessione dell’anima

L’oscurità e l’insonnia
nel silenzio favoriscono il pensiero;
uno sbalzo improvviso e la notte è turbata.
Mi guardo intorno spaurito
ed intravedo solo l’oscurità,
la tristezza mi gela
ed incomincia la sfida.
E difficile non pensare,
la notte è lunga
ed il giorno mi attende,
mi accoglie tra la luce
ed il sibilo del vento impetuoso.
Nel mare profondo tutto è oscuro,
le sirene che popolano il fondo,
cercano luce di vita negli abissi
e tutto osano profanare.
Il mondo sommerso è crudeltà,
e l’anima mia più isolata che mai
stende a partire,
a decollare.
Mi sento sconfitto,
ovunque in me è già notte,
persino lo scrigno di vita
non ne vuole sentire più.
E’ inutile aspettare …
La barca del tempo
è naufragata laggiù,
non ho spazi per continuare,
l’anima è annegata,
la vita è finita.
Né in terra,
né in mare,
né in cielo
c’è più pietà.
Ho fatto di te il mio scrigno,
il core ha dimorato con te,
la mente è un sepolcro per te;
in ogni primavera che verrà
canterò le lodi dell’ossessione,
cosicché l’eco del tempo sommerso
su ogni spiaggia s’infrangerà,
accompagnato dal dolce rumore
delle subdole e spumeggianti onde
che la storia mi proporrà.
Addio anima mia,
fedele compagna di storie perverse.
Addio mia dolce compagna!...
Non bramo più dolci e succulenti umori,
ma una pace fatta d’amor per l’al di là.

 

Al core non si comanda

Come tutte le cose belle
che in visione vengono per incanto,
così ogni mattina al mio risveglio
mi porgo in attesa ed aspetto pazientemente
la tetra sera con tutti i suoi risvolti.
Le prime visioni a farsi breccia
son quelle dell’amore mio,
le guardo attentamente
con gli occhi di un bambino,
sogno e le sequenze abbondano.
In silenzio,
sotto una sferzata
di un docile venticello,
gioco con l’alternasi dei colori all’orizzonte,
mentre una possente pace interiore
placa l’anima mia già provata.
Le immagini ora a fuoco,
ora sfocate,
mi portano a Te,
dolce mia sposa,
mi appari come un fiore calpestato
e  lentamente mi ritorna la tua vita andata;
nei miei occhi i ricordi del nostro amore,
rivivo tuttora coi nipotini i figli tuoi.
Amore mio,
ti vedo simile ad un campo di grano,
tutto è recondito col fascino del cielo
e le immense bellezze di madre natura;
questo grande prato appare già falciato
ed il grano in terra
procura gran dolore
a questo mio acerbo cuore.
Col passar del tempo
i pensieri si fanno in barriera,
troppi sono state le ingiustizie
in questo mio lento vivere
e mi adeguo come posso.
Tu, amore mio,
guardami e guidami da lassù,
prega Dio anche per me;
Tu sei la “Santa” mia,
sei come la Madonna
che protegge i figli suoi,
chiedigli  mendicando a nome mio
che possa darmi un posto assieme al tuo;
là trascorreremo quel che di noi sarà,
in seno Suo come  sempre Lui vorrà.

 

La punizione

Mi son sempre domandato:
“cosa ho fatto a Dio per tanto meritare?”
L’anima non vuole cedere o cambiare,
ma l’uomo per forza imitarlo in tutto,
continua a far del male accettando l’impari sfida,
seminando con la guerra stragi e distruzioni.
Un passo indietro,
comincio con le guerre ad oltranza,
s’inquina l’aria ed il cosmo,
inizia il disgelo lentamente,
con l’avvento dei terremoti e maremoti:
morte ovunque in terra e in mare,
sotto gli occhi attenti d’ingenui uomini.
Tante son le vittime ed altrettanto il degrado:
la gente è ridotta alla maldestra fame
e senz’acqua per potersi dissetare.
Vedo e rivedo troppa presunzione,
l’egoismo è l’asse portante d’ogni uomo,
non s’indietreggia nemmeno dinanzi alla rovina
e si continua a costruire il male.
Che rabbia in core mio,
la solitudine mi distrugge,
non riesco più con gli altri a comunicare,
penso d’essere arrivato
“all’etica dell’individualismo”.
Il panico continua con la sua paura,
intorno a me tutto si muove,
e pure io, ingenuamente guardo
la morte quale padrona della vita.
Le morti bianche affiorano in ogni logo,
la superbia non cessa mai.
Non occorre il lessico per parlare,
ci vuole saggezza se si vuole far capire
che il male e il bene sono in conflitto perenne,
nessuno vincerà! …
Tra non molto
perderemo persino quel poco che abbiamo.

 

Haiti

Nulla mi stupisce più a questo mondo.
Ancora una volta trema la terra,
questa volta è toccato ad Haiti;
morti sparsi per strada ed ovunque,
feriti con gli occhi di ghiaccio,
spaventose immagini di un apocalisse.
Baracche di legno in segno di povertà,
ma l’uomo non vede e gioca senza pietà.
Muri a brandelli sbranati dalle scosse,
con morti sepolti sotto di essi;
uno scempio di una magra civiltà.
S’appresta or l’uomo in segno di solidarietà,
ma il caos e le prepotenze son segni d’infamità.
Boati e sussulti son la paura di tutti,
ogni casa e cosa non reggono più.
Uomo!…
A che serve piangere,
se l’amore non trionfa,
il domo resta,
nefaste sono le oscenità!
La povertà  non è sinonimo di malafede,
ovunque si spara e si ammazza senza pietà;
peccato che in questo paradiso divino,
non regna la libertà.
Ora si piange, si è chini sui morti,
in ginocchio s’invoca pietà,
ma gli occhi di ghiaccio non guardano su:
l’intolleranza dell’uomo è tra loro laggiù!
La terra continua a tremar,
questo lembo di terra è un’oscenità,
si corre ovunque con ogni mezzo,
ma i corpi segnati dalla fame,
deboli e scarni continuano ad emigrar,
ma senza macchinari lontano non si và.
Mi par di tornare nel remoto col tempo,
laddove l’uomo sconfitto continua a indignar,
con prepotenze,
arroganze ed ogni meschinità
in questa terra che non conosce pietà.
Neppure Dio sa cosa far! …
L’uomo rimane per sempre egoista,
conosce bene solo i mali di questa società,
il bene è dato dalla fede che ben poco potrà;
speriamo che un giorno tutto si aggiusterà.
Vedere sorridere un bambino,
metterlo tra un padre ed una madre,
l’amore,
ovunque si soffre trionferà
ed il giardino dell’Eden rifiorirà.

 

L’ignoto

Navigo inconsueto
tra mondi e gente sconosciuta.
Quello che dico non viene raccolto,
trovo solo superbia e volgarità.
Quante galassie ho attraversato,
non vissute ma solo sognate,
pianeti e astri a me sconosciuti
ho visitato nei meandri del tempo.
Peccato!... Ho molto da imparare.
Il sapere non m’è dato,
quindi, credere è la soluzione;
intanto, nei vuoti siderali continuo a navigar.
Quanto m’appare non è realtà,
la mente libera continua a cercar.
Vivo sognando!...
Persino questo mondo è troppo strano per me,
come lui, sono strano anch’io in ogni era ed età.
Navigo, mi fermo ed osservo,
in delusione mi compiaccio,
vorrei solamente andare…
planare e visitare ogni confine
esposto oltre il mio tenero sguardo
che mai vedrà.
Desidero inebriarmi di cose ignote,
solamente per un momento,
poi… solo Dio sa,
se questo mio pensiero è utopia o realtà!