Racconti e poesie dal libro:
Cielo e terra

 

Nota dell’Autore

Una sola idea deve animare le nostre menti: l’amore per il prossimo.
Questo pensiero senza ombra di dubbio sarebbe una proposta di vita capace di fondare basi concrete per una esistenza solida, libera da ogni condizionamento del mondo che, con le sue false luci, ha sempre tentato di offuscare la mente dell’uomo.
Il titolo “Cielo e Terra” mi è stato suggerito da una voce interiore, forse quella dello Spirito Santo nel lontano 1993; unitamente, ne è giunto il significato: il Padre Celeste illumina tutti i suoi figli in ogni parte del mondo sparsi in terre lontane ed in mondi sconosciuti.
La sua luce è discesa su di me dall’alto, facendomi gustare il suo amore.
Gli episodi raccolti nel libro e le varie poesie sono una testimonianza della grandezza di Dio che ha voluto ricordarmi in sogno l’esistenza della realtà divina.
L’Onnipotente è l’immenso Sole d’oro che dona la vita, la luce e il calore a tutte le creature di questo mondo che operano nel bene e si manifestano in tanti “Puntini d’oro” che rispecchiano la luce del Padre.
Mentre lo Spirito Santo sempre in sogno mi ha dettato parole piene  d’amore,  la  Santissima  Madre Celeste, invece, madre di tutta l’umanità, per volontà di Dio, mi ha guidato, regalandomi il fascino del suo amore e salvandomi da uno smarrimento di fede e mi ha proiettato nelle immense distese del mondo divino che rappresenta per me la vera grandezza di Dio, inebriandomi di tanta saggezza e tantissima umiltà, ricchezze di vita che avevo perduto da tempo.
Ho sempre avvertito di essere quasi uno strumento semplice della Madonna che sembra mi abbia scelto per trasmettere attraverso questo testo, il messaggio ai suoi figli ed il linguaggio del cielo ricco di simboli e di verità.
La mia testimonianza è coerente, la mia fede è sempre più profonda perché è rinvigorita giornalmente dalla presenza del soprannaturale.

 

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I miei sogni ... o incubi della notte

Aquino: Dicembre 1987
Un dì remoto non lontano lavoravo in un ambiente poco distante dall’azienda che mi aveva assunto per svolgere la mia opera, sempre per conto della stessa.
Per necessità fui costretto a prendere una serie di decisioni un po’ brusche e affrettate: portare in macchina con me un poveretto handicappato oppure lasciarlo in balia dei colleghi che lo guardavano con un senso di ribrezzo e di ripugnanza.
Non era un giovane e tantomeno un anziano, un povero cristo della mezza età, non ricordo se fu per compassione o per dovere, accettai di portarlo con me, accompagnandolo al lavoro.
Questo era veramente un povero disgraziato, che di buono aveva solo la memoria e la lingua, mi parlava di sé e dei suoi problemi in un primo momento ed io cercavo sempre di confortarlo, ma un bel dì con sé portò due piccoli opuscoli: “Torre di Guardia e Svegliatevi”. Cominciò ad incalzarmi e cercar di far professare la sua religione, non era cattiva la sua, perché nel suo cuore c’era Dio, solo Lui, con l’aggiunta a fianco di un altro nome “Geova”, ma i princìpi più o meno erano quasi come la nostra religione cristiana, ad eccetto che i Santi e la Madonna  non esistevano per lui.
Mi parlava di Dio - Geova - Gesù e di tante cose che veramente erano cose di quaggiù, l’ascoltavo con pazienza, dovevo farlo, in lui c’era una luce profonda quando diceva le cose, ma spesso non le condividevo, però ascoltavo attentamente.
Un bel dì dopo aver ascoltato tante sue idee, mi chiese di far parte della sua religione, un po’ rammaricato gli risposi: “Caro amico mio, nostro Signore Dio è uguale per me e per te, però nel mio cuore ci sono cose che tu ben sai e che io ci tengo a rafforzarle: Dio, Gesù, la Madonna  e tutti i Santi, Beati compresi, fanno parte della mia vita, e la stessa a loro la dedico perché han fatto tanto per me e per te, ora tu dici che per te esiste solo Dio con l’aggiunta di Geova, per me tutto questo è utopia, continua a pensare come vuoi, a me lascia la vita mia perché son maturo abbastanza per poter decidere da me.”
Il giorno successivo ero indeciso se continuare a portarlo con me a lavorare, ma il buon Gesù ci pensò a farmi riflettere, così continuai a portarlo a lavorare e l’obbligai a non parlarmi mai più di religione: io volevo sentire la parola di Dio e non le stupidaggini.
Mi accorsi che la mia vita stava cambiando radicalmente, da pessimo credente e peccatore mi trasformavo in un uomo di riflessione, consapevole di avere tanta fede e tanto amore dentro di me, che già da tempo era sparita dal mio cuore e dalla mente.
I difetti cominciavano a  scomparire,  l’amore  per la famiglia si rafforzava sempre più, le giornate erano illuminate, colme di gioia e di serenità.
Una notte di primavera un sogno destò in me molto interesse. Sognai che ero nella mia casa paterna che or più non c’è, seduto attorno al tavolino, con tutta la mia famiglia su un scanno vecchio, mentre mia moglie e i miei figli sedevano su tre sedie molto vecchie e malandate; cercavo di dar consigli a mia moglie di come continuare a portare avanti la famiglia e far studiare i nostri figli, affinché avrebbero potuto avere un’ottima educazione facendole notare che tra non molto Gesù sarebbe venuto a prendermi per portarmi via con Lui.
Non feci in tempo di finire che Gesù, capelli e barba appena un po’ lunghi bussò alla porta, entrò e chiese: Chi è Orazio?”
Io, un po’ imbarazzato, gli risposi: “Sono io!”
Lui replicò: “Andiamo, nostro Padre ci sta aspettando.”
Guardai attentamente  tutta la famiglia, mi alzai dallo scanno e ripresi ad uscire ed andare fuori ad incontrare nostro Padre, cioè Dio.
Uscito fuori mi affiancai a Gesù e gli dissi: “Gesù, ma nostro  padre dov’è, io non lo vedo?”
Lui, senza esitare, mi rispose:
“Nostro Padre mi ha detto che stavi male, ma così male io non me l’aspettavo: nostro Padre ha permesso agli animali di guardare la terra  e  cibarsi, all’uomo ha dato il dono di guardare in cielo e ammirare tutte le cose celesti da Lui plasmate: vedi, là è nostro Padre; io siedo alla sua destra e lo Spirito Santo alla sua sinistra e là, dietro di noi, tutti i fratelli prostrati davanti nostro Padre.”
Guardai fermamente il cielo e vidi tre stelle che formavano un triangolo equilatero, la stella che era davanti a tutti era grande come il sole, mentre le altre due erano poco più piccole; dietro al triangolo una nube a forma “pecorelle” seguiva la Santissima Trinità.
Chiesi a Gesù: “Fratello mio, io dove devo mettermi?”
Lui rispose: “Là! Insieme a loro.”
Insieme ai nostri fratelli, cennandomi con l’indice la nuvola a “pecorelle”.
Gesù, continuai, io ho una macchina, mia moglie non sa guidare, i miei due figli son piccolini, posso portarmela con me?
Lui rispose, “Se vuoi portala pure con te, però non ti serve, perché a noi basta solo il pensiero per spostarci da una Galassia ad un’altra.”
Mi svegliai un po’ turbato ed incuriosito, ma capii che qualcosa nella notte m’era successo e Gesù mi aveva graziato.
Durante tutto il film flash non ho mai pensato alle cose terrene, quindi, di sicuro, ho perso la vita per qualche istante, restituitamela  appena  ho  iniziato a parlare di beni materiali, cioè la macchina, oppure la spiegazione reale bisogna cercarla altrove in luoghi impervi ed inaccessibili alla mente umana.
Forse Dio ha voluto regalarmi qualche stralcio di vita paradisiaca spirituale dandomi la possibilità di portarla alla luce, scrivendo quanto ho sognato, anzi quanto continuerò a sognare di Lui e di noi quaggiù.

 

Cassino Gennaio 1995
Notte dopo notte m’accorsi che la mia vita era totalmente cambiata, un altro sogno destò in me grande interesse, sognai Padre Pio, fissava sorridendo il cielo ed io ero prostrato davanti a Lui; era felice, il suo sguardo era di un’altra persona non quella vista e vissuta in questo misero mondo, i suoi occhi brillavano e fissavano le profondità dell’infinito cielo azzurro, mi guardava in modo estasiato; forse in terra non si era mai visto un Padre Pio così, rimasi a lungo a guardarlo e capii che avrei dovuto andare a trovarlo là alla sua chiesa dove aveva dato tutto il suo tributo a Gesù e a Dio; la Madonna delle Grazie per Lui era l’unica fonte d’amore, Gesù suo unico consigliere e diavoli suoi nemici per tutta la sua vita.
Chiunque ha avuto il piacere di conoscerlo ne è rimasto incatenato e vive fino all’estremo delle sue forze con Lui: solo con Padre Pio.

Cassino Febbraio 1996
Poco tempo dopo dell’accaduto, feci questo sogno: una notte mi alzai dal letto, ma non lo sfiorai nemmeno, sospeso a mezz’aria mi diressi verso la balconata della camera da letto, fissavo il cielo verso l’adiacente Abbazia di Montecassino; poco più a desta e più in alto una grande nube color d’oro, dietro di lei il sole con una luce fortissima che inondava la cittadina di Cassino; attraverso le nubi il sole lucente proiettava sette meravigliosi raggi in sequenza e in modo circolare spandendoli per tutta la città; ad un tratto una voce possente, forte, quasi agghiacciante  proveniente dal sole luminoso mi disse: “Così vedrai il mondo ai tuoi piedi.”
A quel punto, quasi tremante, mi guardai i piedi; mi trovavo sospeso in aria al disopra del livello del passamani della balconata, incominciai a tremare per davvero e piano piano il mio corpo s’appesantiva e scendeva fino a mettere i piedi sul pavimento del terrazzo, mi rigirai  tremando per la  paura,  imboccai la strada per la camera da letto e mi rimisi a dormire: ero completamente gelido, forse un gelato era più caldo di me.
A modo mio capii anche quel significato, forse per tanta gente quello che ho raccontato è pura e sacrosanta utopia: posso giurare che è la verità.
Chissà, forse un giorno non lontano potrò constatare il fatto.

 

A  Maria S.S. delle Indulgenze

In una stradina,
un po’ piccolina,
tra la folta siepe di biancospino,
una folla si è messa in cammino.
Gente che prega soletta,
gente che aspetta,
gente festosa,
gente gioiosa.
Con dolci canti
e con tanti rimpianti,
acclamano insieme la dolce Maria
che lenta procede per la sua via.
I fedeli la seguono
e chiedono perdono.
Ave Maria delle Indulgenze,
allontana le sofferenze,
perdona i peccatori
che arrecano tanti dolori.

 

Padre perdonami

Al risveglio di un dì
guardo in alto e prego,
osservo stupito il cielo
dipinto di mille inseparabili colori,
ornato di fasce lucenti colme di splendore.
Di notte inoltro lo sguardo nell’infinito
e nell’affascinante firmamento,
con infinito fascino scruto costellazioni
e corpi celesti in movimento,
e sovente mi domando quando è grande Dio.
Quanta luce,
quanti colori,
quante cose reali ed irreali
passano sotto il mio sguardo,
io vedo e non vedo,
ma in esse c’è tanta,
tantissima luce,
mentre in me c’è solo buio.
Mi chiedo sovente
quanto sei grande Padre,
o quanto immensa è la tua grandezza.
“Il mondo è grande come te?
Oppure: sei Tu a tenerlo tra le mani?”
Sei dentro di me ed io dentro di Te,
eppure, sono povero e miope,
ti cerco lontano e Tu mi sei vicino,
più vicino di quanto io possa credere ed immaginare.
Dammi un po’ di luce,
forse riuscirò a capire e contemplare
il valore della tua “Via, verità e vita”.
Il tuo mondo
è tutto un Mistero infinito,
infinito come tutte le cose
di questo e di altri mondi,
mistero colmo d’astratto,
inaccessibile a tutti,
in esso regnano solo la
“Fede, Speranza e Carità”.
Solo l’amore rivela
una luce fioca ma profonda,
capace d’illuminare
l’immensa cecità dell’uomo,
donandogli la forza di cercarti:
Padre! ...
Sono pronto,
quando vuoi ...
posso anch’io arricchirmi un po’ di Te
e continuare con Te il domani.
Quanti sbagli ho commesso,
quanti errori inutili,
quante emozioni,
quante vergogne. ...
Solo Tu sai ...
potrei continuare all’infinito. ...
Come è infinito il tuo mondo.
Il mondo somiglia a Te,
io non somiglio al mondo! ...
Padre,
perdonami!

 

Al Papa

Sovente brancolo nel buio,
proietto i miei pensieri
laddove tutto è oscuro
ed impossibile vegetare,
quando la mia mente è assente.
Un sogno apparentemente reale
mi trasforma quelle tenebre in giorno,
mettendo in risalto
tutto ciò che per me è reale.
Spesso mi chiedo
qual’è la via della verità della vita,
domanda condizionata ma concreta:
“Gesù Cristo” è la risposta.
Camminerò all’infinito,
fino a che i miei piedi siano agili e veloci,
fino a che le mie gambe reggono il mio corpo,
fino a che la mia mente recepisce,
fino a che i miei occhi vedono.
Continuerò nella vita a costruire scale senza fine,
innalzate al cielo fino alle stelle,
affinché le mie mani siano sempre impegnate,
affinché il mio corpo rimanga giovane e operativo,
affinché sarò sempre utile,
salirò quelle scale costruite
con l’amore e con la fede,
continuerò a salire
fino a che le mie forze non mi abbandonano,
fino a che il vento non cambia direzione.
Nella mente sovente mi ritorna
quante sono le strade della vita,
qual’è la strada che devo percorrere,
affinché possa rimanere sempre uomo,
quante volte devo voltarmi
a far finta di non vedere,
quante scene orribili di morte
dovrò ancora vedere
mentre si parla sovente di pace.
Troppi morti ci sono stati ...
ci sono e ci saranno inutilmente.
Di sicuro troppi mari
deve sorvolare la Colomba Bianca
per potersi posare sulla sabbia asciutta.
Troppe volte,
anzi infinite,
guardo il cielo ed imploro ad alta voce
la misericordia divina,
forse le risposte sono nel vento.
Da lui,
di sicuro,
un giorno non molto lontano
avrò la risposta ...
cerco Dio,
Gesù Cristo e la Madre celeste ...
di sicuro,
un tempo non molto lontano
avrò con me i miei sogni,
la vita di una nuova luce,
forse spirituale ...
quella dell’amore divino.
Padre,
m’inchino davanti all’impossibile,
affinché l’irreale non sia utopia ...
ma realtà.
Cercherò nei bui meandri,
là dove tutto è impossibile,
la risposta ai miei perché.