Poesie da:
Fiume di sogni

 

Prefazione

Orazio Di Resta, noto scrittore e poeta ciociaro, vive a Cassino. Nato in un suadente paesino della provincia di Frosinone, con poco meno di 2000 abitanti – S. Andrea del Garigliano – divide il tempo tra il lavoro in Fiat – Piedimonte S. Germano (Fr) – e l’ENEA a casa ed al settimo Settore Operativo Eolico. Gli amori più grandi sono i nipotini Giorgia ed Alessandro, rispettivamente figli di Katiuscia e Roberto. Il suo mondo poetico lo troviamo nel raggruppare poesie variegate di profondi sentimenti, mutamenti di testimonianze affettive di un passato protratto verso la famiglia e le vicende paesane che hanno caratterizzato il suo inconsueto andare. In esse descrive una società che avanza con le violenze inquisitorie legate a una visione ombrosa di una natura invisibile. Col mistero che immette nelle parole, che rendono nobili persino le preghiere, si presenta con i suoi versi ancora una volta velate di fantasie che proiettano la realtà al di là di ogni confine e tempo. Come autore conosce i misteri che rendono musicali le parole: in esse imprime sonorità e fascino e sa come trasformarle in poesia. Molto noto nel mondo letterario, proietta la sua immaginazione verso il lettore come poeta semplice, per cui riesce a presentare le sue opere con delicatezza, come si fa con un oggetto prezioso e lieve. E’ sempre riuscito a suggestionare gli amanti della poesia con i suoi scritti, colmi di  pezzi  d’anima che  conducono  verso i sogni  di ognuno. I temi che affronta  sono tanti, ma l’amore per  la sua donna scomparsa nel lontano 2004  è infinito; il tutto,  definisce “pane di cui tutti hanno bisogno”. La magia del suo amore che nel ricordo l’emoziona, la fede spontanea che lo coinvolge, concorrono profondamente a convogliare nei suoi scritti le emozioni che tanti han bisogno di conoscere. Mette in ogni scritto passione e cura, perché sa che un giorno le sue poesie e le sue opere viaggeranno e verranno lette. Questo è il suo destino: il destino di un vero poeta. Queste sue opere dovrebbero promuovere lo studio della “POESIA”, che è silenzioso e riverente ascolto del proprio cuore in un mondo predominato dall’arroganza del fragore. Anche quest’ultimo libro, dal titolo “…Fiume di sogni” appare, così come magia di un ovulo trasparente, fatato, che si capovolge al tocco magico delle nostre mani, riempiendo di fiocchi e pagliuzze evanescenti dolci ricordi della nostra vita. Quest’opera, protratta nel mondo inafferrabile della lingua, che una volta pronunciata paralizza se stessa come lo sguardo di Medusa, convince e aiuta a credere che il lavoro fatto nel tempo è servito per affermare una scrittura poetica che dovrebbe essere di sprone per i giovani ad immettersi con amore e passione nel mondo della poesia.

Cassino lì  02 Ottobre 2009            

 

Solo, smarrito tra i tanti

Sento il castigo di Dio che incombe su di me,
la tristezza e la malinconia m’incalzano,
gli occhi anelano solitudine,
dentro, il cor mio rintocca e palpita
con la paura di sempre.
Aspetto e rifletto …
La solitudine,
mia unica amica e compagna,
mi segue,
ed io mi trovo desolato
in un profondo oblio.
Tante volte ho visto e sognato pellegrini
dinanzi alla Basilica di San Pietro,
gente di ogni razza e di ogni colore;
mi è parso di vedere arrivare la primavera.
Sento già le forze andar via,
queste mie povere ossa
riescono a malapena a sorreggere il peso.
A distanza file di fedeli in marcia,
mentre io sono qui a meditare …
Vorrei esserci anch’io tra loro,
non perché io non voglio,
perché mi sento smarrito
e non riesco a vincere questa mia solitudine.
Sento l’animo confuso,
dentro mi sento vaneggiare,
eppure,
con tutto me stesso odio questo momento,
perché mi fa sentir solo;
è come un correre  silente verso la morte.
Ho seguito le mie stagioni andando e sognando,
or tutto s’è tramutato in declino,
mi par di vivere un calvario,
mi sento crocefisso anch’io come Gesù;
non grondo sangue ma veleni.
Il corpo stanco,
il viso segnato dalle rughe,
eppure dentro sento una gran forza
ch’è quella di dare un’altra luce a questo giorno,
cambiando l’odio che mi schiaccia dentro,
con una preghiera,
forse …
sono insieme agli altri.

 

A te che mi hai donato il cuore

Dentro di me vivi ogni dì,
l’anima mia fa piangere persino i miei sogni,
tutto entra nella mia mente come un riflusso,
lasciandomi un alone della tua presenza.
Rimembro sogni mai svaniti,
sequenziali da frammenti di parole,
che incalzano i miei sentimenti,
ora cupi ora lieti.
La tempesta si calma,
il silenzio ne fa da padrone,
mentre lassù le stelle cullano i miei pensieri
con sferzate di abbracci e baci,
ed il tuo ricordo allevia le mie pene.
I venti soffiano leggeri
sotto l’imperversar dei raggi
della leggiadra luna,
che generosa,
bacia ogni germoglio di vita.
Alzo gli occhi al cielo,
vedo solo un iceberg di foschia
che copre il nascere di una stella,
mentre un freddo brivido
colpisce la mia tremula immagine
facendomi annuire un tuo bacio.
La mia bocca è in delirio
sussurra le parole “Ti amo”,
mentre il corpo viene sopraffatto da un fuoco,
il mio cuore batte ansimante
ed un’onda funesta di pensieri atroci mi gela,
facendomi incontrare con l’immortalità.
I desideri invadono la mia mente,
mi travolgono,
sembrano accarezzarmi meglio di qualsiasi mano,
in me si scatena il delirium,
tutto sembra specchiarsi in un ruscello limpido,
vincolando la mia e la tua figura in eterno.

  Sandrina Miele: Moglie del poeta - scrittore

A te che in eterno vivi

Parole inutili,
sprecate, snocciolate,
solo per riempire una distanza infinita;
sintetiche persino nel tatto della nostra vita.
Vivo nel rimorso e m’annego nel pianto;
sei stata da me desiderata tanto,
sei stata mia per quella manciata di vita;
ora sono solo a ricordarti.
Lo so, non sono bravo con le parole,
quando pronuncio il nome tuo
l’anima mia si agita,
i pensieri non riesco neppure a metterli su carta.
Mi piacerebbe scavare tra la polvere del tempo
che mi ha quasi seppellito,
cercare la tua assenza che si nasconde.
Non trovo più quelle belle parole d’allora,
quelle che ci riempivano
l’anima solo a pronunciarle;
un brivido e un’emozione
con violenza mi troncano il respiro.
La parola “Amore” è finita, è morta,
seppure ogni giorno la sento rivivere,
osservando il cielo tra milioni di luci
nascosta ci sei tu,
calma e serena;
ma l’assordante silenzio mi sommerge:
ci pensano i rumori a risvegliarmi,
l’estasi vissuta mi riporta a me.
Come un flash svaniscono i pensieri,
mi rimane solamente il sapore del tempo
e la gioia a malapena accentuata
ritorna a splendere sotto le felci
di due occhi provati.
La penna dell’amore scrive,
la tristezza della conoscenza parla,
la malinconia sussurra,
l’angoscia piange,
io con lei…

 

L’egoista…

L’egoismo,
secondo il mio giudizio,
è una malattia
che va oltre i confini della personalità.
Avere una rosa rossa nel giardino
non potrà mai voler avere in esso
tutti fiori rossi,
se così sarà è egoismo innato.
Troppi intorno ho,
pur di non apparire tali mentono,
ma la smorfia dell’espressione
è la spia della loro insincerità.
Siamo tutti veramente ciò che pensiamo? …
Se ciò succede
è il nostro pensiero a farne da padrone.
Tutto sembra connesso alla felicità
quando in quei momenti abbonda la serenità.
L’egoismo è tutto un papocchio
che s’inventa con professionalità,
sembra di volare troppo in alto con la fantasia,
ma quando si atterra, si trova il grigio della realtà.
L’egoista non tiene mai conto di quanto detto e fatto,
ma le ha già tutte dentro le sue frasi fatte,
lui non vuole vivere come gli altri,
ma gli altri devono vivere come lui. …
Son tutte persone assenti dalla realtà,
vivono un mondo
fatto tutto a immagine della loro personalità.
Ora mi rivolgo a voi gente di cultura:
“Siamo quasi tutti canuti,
i nostri visi sono già là
vicini allo spazio di qualche foia devastatrice,
che prima o poi c’invade
con sguardi accentuati colmi di luccichio;
badate che sto parlando ancora di egoismo,
ma voi cosa avete capito?...
Diffidate di chi è schiavo di bisogni materiali,
hanno troppa fantasia nella loro mente:
per lui sarete sempre cattivi spettatori;
la prudenza in questi casi non è mai troppa!...
Attenti al lupo,
prima o poi v’azzannerà!...

 

Papà… Auguri!

Sono triste! …
I pensieri mi portano a ritroso
ad una delle tante feste del papà.
A volte ricordare la vita
è un momento magico.
In quei momenti duri e faticosi
si è oggetto di lunga riflessione,
arrivano i flash in ogni direzione
e la vista
sotto una smorfia di dolore
per un momento
rasserenata si fa.
Basta pensare ad un genitore
che dà la vita per la vita.
La festa del papà
è una musica celestiale,
una sinfonia che unisce anima e core,
affascina la mente di tutti,
quello che si prova non si sa dire,
ma è un qualcosa che non può finire.
Senza una ragione  anche se stanco
si sente portato al settimo cielo:
essere abbracciato
e sentirsi cantare…
“Oggi è festa del papà
ed è festa anche per me”… ecc.
si rasserena il viso di ogni uomo
e lentamente gli affiora
una smorfia di sorriso;
ma sentirsi dire:
son tuo figlio papà…
eccomi qua…
ti amo tanto papà caro;
beh!... qui è il massimo per ogni papà.

Carmine Di Resta:  Padre del Poeta -  scrittore

A mia madre

Cara mamma,
passano i giorni,
i mesi e gli anni,
ora che son rivestito
coi pensieri di padre,
m’accorgo che sei stata
unica ed implacabile mia guida;
ti tocca persino vegliare su di me.
Hai indossato i vestiti
della tua stessa anima
e sei partita volando in alto
al disopra di ogni misfatto,
mentre io, quaggiù,
cerco di serbare la dignità
per continuare.
Il core tuo mi chiama,
ovunque io vada seguo i tuoi passi,
non considero il tempo
che ci tiene lontano.
Questa via la trovo spinosa,
fluttuo di folgori e d’inverni,
paziente aspetto il sole
e con esso lo sbocciar dei fiori,
seguito dalle gioie e dai dolori.
Sono prigioniero di una perfida maschera,
rinchiuso in una gabbia di illusioni,
con gli occhi protratti
a vedere ciò che non dovrebbero,
perché sono guardato a distanza
dalla non curanza.
Vorrei apparire e provare quello che sono,
purtroppo sono trafitto da perfidi chiodi.
Ricordo i tuoi dolci sorrisi,
ad essi rispondeva il core mio
battendo all’impazzata;
adesso mi trovo stretto e soffocato dal dolore.
Osservo frustrato e con fierezza la tua foto,
ti rispecchi per incanto nelle mie lacrime
solo nel ricordarmi che mi hai dato amore,
ti confesso che come te non so amare,
ma il mio gesto di grande speranza
è come il cielo in questa stanza.

 

Angela Rizzo: Madre del poeta – scrittore

 

Madre…

Oggi è la tua festa, mamma,
se solo potessi riascoltare
la tua vita che ha parlato
sarebbe bellissimo.
Il nero dell’asfalto
che ho dinanzi agli occhi
mi lascia insoddisfatto.
Forse domani sarà un giorno di fuoco,
incendiato da un sole rovente:
il bagnato di ieri l’asciutto di oggi
con l’aria dolce emanano i suoi odori,
mentre il tempo pian piano
perde il suo colore;
il vento s’è portato via tutto
ed il mio sorriso s’è spento.
Cara mammina,
tu sei stata unica e grande,
con un sorriso
che definirei ammaliante;
generosa ed altruista,
intelligente e premurosa,
sei stata una madre eccezionale.
Ora chiedo a me stesso:
cosa farei se potessi riabbracciarla?
Riportandomi indietro nel tempo,
continuerei ad amarla come allora!
So benissimo che Lei
è stata il mio amore perduto,
se potessi fermare tutto
ritornerei ad amarla tale e quale allora:
quando la vita mia e quella sua
erano un unico corpo ed un'unica anima.
Ora son le lacrime a tenerla in vita.
Una foto di Lei m’è rimasta ancora,
l’ho sempre dinanzi a me,
l’accarezzo per benino,
poi le mie dita
la depongono ove l’han presa.
Intanto, nella mente
mille pensieri si fanno strada:
quando mi teneva tra le braccia,
mi stringeva forte e mi baciava la fronte,
lentamente s’asciugava le lacrime
che fuoriuscivano dai suoi occhi stanchi.
Quante volte mi ha perdonato
le mie misfattezze,
altrettante volte ci siam detto “TI AMO”.
Mamma mi manchi!...
Ora che son solo anch’io,
sono i pensieri a ricordarti,
l’anima mia ti ha sempre cercata
ed in me spontaneamente
fuoriescono le parole “Ti Amo”.
Ho avuto bisogno di te,
ora sei tu che hai bisogno di me,
sovente vengo al cimitero,
porgo un fiore ed un cero,
silenzioso dico una preghiera
e subito volano verso te i baci
come due innamorati,
Addio mio fiore reciso,
un giorno non lontano ci abbracceremo
come facevamo allora;
non ha senso questa mia vita
se non pronuncio la chiave della vita:
MAMMA!

Angela Rizzo : Madre del poeta – scrittore