Poesie dal Libro:
I Silenzi dell’anima

La primavera

 

La primavera
non è una chimera,
bensì il sorgere dell’amore
che si propaga in ogni cuore.

Arrivano i primi tepori,
i rami contorti mettono i primi fiori,
le piante par che han le doglie
e tutte mettono le prime foglie.

Pure gli uccelli han i primi arbori,
e riempiono di gioia i mesti cuori,
si senton cinguettar dalla sera alla mattina
e briosi si danno un bacetto con una beccatina.

Tra le foglie si odono i primi gridi,
emessi dalle covate dei primi nidi,
piano piano cresce la melodia
che aumenta  con la compagnia.

Si notano le prime farfalle tra l’erba e i fiori,
è buon segno, perché è il momento degli amori.
Persino dal cielo scendono le prime lacrime,
gli alberi si rivestono di verdeggianti cime.

Tutto nella natura si riveste di colori,
persino di frutti maturi e di tanti odori,
i calabroni e l’api sfrecciano come lampi,
si rallegrano le valli, i monti e i campi.

La primavera, colma di sole,
favorisce la crescita delle prime viole,
persino le primule ed i ciclamini
rivestono i boschi di colori turchini.

La gente, contenta e briosa,
allegra si veste di gioia festosa,
mentre i bambini corrono felici
per i campi pedalando sulle bici.

Ognuno abbandona la noia del rigido passato
e si mostra vezzoso e sorridente al vicinato,
regalando loro con l’impeto del cuore
le infinite spruzzate di gioia dell’amore.

 

Un dì .... lessi

La voce dell’uomo è rauca e spenta,
mentre la divina è energica e schietta.
Ho letto tanto e riflettuto abbastanza
che l’uomo è tutto una mancanza.
La Bibbia non la si legge più,
persino Gesù dalla croce è sceso giù,
perché l’uomo prega a modo suo: ma irrazionale;
questo fare è solo un gran castigo ed è fatale.
Ci sono morti ovunque e si raccolgono le spoglie,
ma all’uomo non gli entra: “Ciò che semina raccoglie”.
E’ facile sbarazzarsi con la mente del “Verbo”,
perché l’illuso non capisce che è solo un frutto acerbo,
per lui è un gioco ed è abile a giocare
e va in chiesa non per fede, ma per giudicare.
E’ divertente che lo scurrile, il rozzo, il volgare e l’osceno
passa dinanzi a lui e non s’accorge ch’è veleno.
Noto che l’uomo è sempre stato divertente e zelante,
parla di Cristo e poi fa come il viandante.
Ora sto pensando che tanti di voi stan ridendo,
e continuo la mescola dell’uomo con la vergogna e poi riprendo,
m’incammino verso Dio attraversando infinite mete,
sappiate che di Lui io ho tanta sete
e con questo impudico uomo non mi ci vedo ...
però alla Bibbia io profondamente credo.
Mi piacerebbe or saper quanti di voi stan riflettendo,
non mi resta che chieder al dì che lessi di non farmi morir soffrendo.
Nessuno, dico nessun di voi va nei luoghi Santi
e di fede e d’amor inebria il cuor con gloriosi canti.
Se un dì dentro di voi irrompe con forza strana una voce,
ascoltatela attentamente: è Gesù che vi chiama dalla croce.
Si può sempre esser in ogni luogo con la mente
se solo amate Dio intensamente.

 

L’ombra mia, tua ...

Stai lì dinanzi a me,
ti guardo stupito senza desio,
dinanzi a te s’inchinano i pensieri miei,
densi e colmi di serenità.
Guardo la tua ombra che mi spia,
ed insieme guardiamo la spia della libertà.
Ti amo e mi ami
come si ama il giorno,
ma come s’inseguono le ore
così le nostre due ombre si rincorrono all’infinito.
Somigliamo a due cani della stessa madre,
uniti dalla stessa catena,
ostili entrambi all’amore:
unicamente, fedeli per sempre ...
aspettiamo pazienti e tremanti d’angoscia
sotto le ceneri del desiderio,
tra le macerie del tempo.

 

 

Se potessi ...

Non ho mai saputo,
non so e non saprò mai
quando mi resta
di questa miserevole vita.
La vivo alla giornata tra vicissitudini e sconforti ...
tra i pensieri balenanti nel nulla che mi opprimono.
La sagoma scura del ritorno a casa
mi segue portando negli occhi docili e freddi tramonti.
Dentro le mie tasche l’ardore del vento
e tra i raggi morenti del sole uno sguardo sui muri,
mi vedo incerto balenando nel buio.
Mi piacerebbe tanto sapere ...
vivere di certezze e non di “se” e “chissà” ...
purtroppo, cammino indolenzito e sconfortato dal tempo;
rimando agli ipotetici futuri le tante cose che mai saprò ...
mi tocca attendere ed andare ...
andare ....
andare verso una vecchiaia incerta ...
chiedendo alla vita i miei perché. ...

 

 

Ladro di pensieri

Sì, sono un ladro di pensieri,
ma non un ladro d’anime,
ho costruito e ricostruito su tutto.
Una parola,
una storia,
un verso al vento
tutto è servito ad aprirmi la mente.
Pensare a pensieri
che non siano mai stati pensati,
a sogni che non siamo
mai stati sognati,
a nuove idee
che non siano ma state scritte,
a parole da adattare,
alla rima,
se la rima non c’è! ...
Reagisco e sputo in fretta
con armi le parole avvolte in melodie
che arrivano durante il trascorrere degli anni.
Stuzzicarmi per trattar bene i versi,
rimodellarli e rinnovarli;
ricavare nuovi suoni da vecchie parole
senza preoccuparmi delle regole nuove.
Ma nel dire e nel fare
m’accorgo che il mondo è un tribunale,
sì ... proprio un tribunale.
Conosco gli imputati e buona parte della platea,
penserò a spazzare e ripulire la sala
mentre voi siete impegnati a processare.
Io mi metto in disparte
ed aspetto la sentenza.

 

Sentieri senza fine

Piste di travagli intorno a me,
strade di tante battaglie ...
sentieri di vittorie e di sconfitte
un dì non lontano percorrerò.
Piste polverose senza fine,
strade aspre ed insidiose
m’aspettano quel dì.
Tante volte dico tra me e me
che nelle parole che penso
non è facile trovare il verso giusto
su questo sentiero
che mi porta fin lassù.
Negli occhi ho la terra delle tombe,
nella mente tanta polvere,
le gambe più non reggono,
il sangue più non scorre,
lascio la mia gente
e vado all’aldilà.
Guardo in alto il cielo
e seguo il mio sentiero,
là, dov’è quella striscia argentea,
entrerò cantando le lodi del Signore
e l’anima mia vagante, lì ...
proprio lì,
cercherà me stesso ...
e canterà le lodi ...
le lodi del mio cuor. ...

 

Cocci di civiltà

Vetrine in frantumi,
pezzi di vetro sparsi ovunque,
teche rovesciate,
statue abbattute e sfigurate,
mani convulse pronte a ferire.
... Disperazione ovunque. ...
Quante stragi di civiltà incomprese,
schifate persino con riluttanza. ...
Immagini da fine dei tempi
con finali peggiori della morte,
oppure, di immonde rovine fumanti.
Accadono ancor oggi le sciagure più terribili
in quei paesi che oltre il passato han perso il presente:
una sorta di auto - damnatio memoriae;
che con l’estremo sussulto
di una vitalità mortifera
consuma se stessa
in pochi momenti di disperata freresia.
Questa non è un anticipo
del massacro di una civiltà,
ma, Historia magistra vitae,
dicevano così gli antichi. Balle.
Una storia,
una civiltà che non è mai stata in grado
di garantire un bel niente.
Ecco gli esempi ... scempi dappertutto,
e la morte di ogni cosa è dietro ad ogni porta. ...
Coccio di una civiltà. ...