Poesie da:
Volume IV
Per le strade del mondo

 

La mia fanciullezza

Mi ricordo spesso della mia fanciullezza,
di quando non conoscevo
cosa fosse la vita realmente,
così piena di tristezza,
di cattiveria, di povertà,
di odio, di arroganza
e di continue lotte per il potere.
Ma molte volte
mi ritornano le mie birichinate,
le ore tristi trascorse studiando,
appollaiato su un scomodo studio inventato,
fatto di sacrifici e di amarezza,
di delusione e di povertà,
soprattutto di bisogno e di necessità.
Sovente mi tornano
i ricordi felici
che hanno rivoluzionato la mia fanciullezza;
immagini sfogate
mi portano al presente
il dolce e l’amaro
di un ricordo passato
svanito nel nulla.

 

 

A mia figlia

Katia mia, la neve
turbina in alto e cade
zitta, noiosa, greve
sui tetti e sulle strade.
Invano la notte pesa
sulla città che tace;
la coltre bianca è stesa,
ma nulla dorme in pace.
Rugge di fuori il vento
e l’urlo furibondo
si spegne in un lamento
di bimbo moribondo
e uscire dall’ombre senti
dall’ombre paurose,
il pianto dei viventi
e il pianto delle cose.
Ed io mi rallegro con voi piccolini
che fate giochi da bambini
con pupazzi e sciovie
correte per le vie.

 

Alla mia piccola

Piccola,
hai un sorriso pallido,
sei scarna,
muta, pensosa.
Hai gli occhi
pieni di lacrime profumate
sparse ovunque,
che concedono dolci perdoni.
Hai una bontà profonda
che viene dall’animo tuo.
Eppure,
somigli ad un astro
che brilla nel cielo.
Tra queste arcane immensità
s’immerge il mio pensiero;
ed il mio naufragar m’è dolce
in questo mare di perdono.

 

Il mio fiore

Madre. ...
Tu sei il mio unico fiore:
sei stata recisa,
ed ora la mia vita è deserta.
Eri il mio sole splendente:
sei tramontata,
ed ora intorno ho solo la notte.
Eri la forza della mia fantasia:
sei nel nulla,
e non puoi più suggerirmi.
Eri l’ardore del mio sangue:
ti sei spenta,
ed io son di gelo.
Di te, ormai,
mi resta solo il ricordo
solo quello. ... ...

 

La mia casa abbandonata

Il tempo è passato,
ma ancora ricordo le tue bianche mura
ricoperte di vermiglie rose.
Il tuo tetto
era un gremire di uccelli
e il tuo piccolo giardino
un brulichio di fiori.
Le tue pietre
sono i miei ricordi,
esse sfilano tutte davanti ai miei occhi
ricoperti di lacrime amare.
Qui sono nato,
qui ho visto maturare la mia infanzia;
ho pianto tanto vedendola a pezzi.
Ora è arrivata al tramonto,
il vento entra dalle strette fessure
e s’impadronisce di te e delle mie cose!
Ma non preoccuparti,
un giorno sarai come allora:
ben presto arriverà una brezza profumata di fiori
e per te sarà ancor gioia.