Il poeta – scrittore Orazio Di Resta nasce a S. Andrea del Garigliano il 01-02-1952, dove vive fino all’età di tredici anni. Attualmente vive a Cassino in V.le Europa dal lontano 1974, anno in cui conobbe la sua meravigliosa compagna.  Inizia a scrivere  e a comporre poesie sui banchi di scuola, in essi non parla di Dante, Carducci, Leopardi, Foscolo, ma di sé. Questi grandi poeti hanno lasciato un profondo segno nella storia della nostra letteratura con le loro opere, egli certamente non potrà mai competere con loro; ma nel suo piccolo egli prova dei sentimenti e li presenta sotto forma di poesie. Si diploma al politecnico di Milano in Meccanica Generale, successivamente consegue la specializzazione di Meccanica Costruttivo Generale e Tecnica e Fisica Nucleare. Nel 1976 viene assunto alla Fiat di Piedimonte San Germano, con buone speranze di una prospera carriera, sennonché  nel lontano 1980 viene posto in cassa integrazione a zero ore. In quel periodo ebbe modo di raccogliere tutti i suoi manoscritti ed iniziare a comporre la stesura “PER LE STRADE DEL MONDO” – sottotitolo: Ricordi,  che da anni giaceva custodita gelosamente nel suo cassetto. La collana intitolata “Per le strade del mondo” è composta di 10 volumi ed anche il prosieguo dei successivi volumi  fanno parte dell’ampliamento della collana sopra citata.Il primo volume comprende un’ampia raccolta di massime, proverbi e detti.
Il secondo volume è composto da poesie scritte durante le scuole Elementari e Medie. (In questo volume si può ampiamente notare come “nasce un poeta”).
Il terzo trattasi di una narrativa. Due giovani di diversa estrazione sociale riescono ad unirsi in matrimonio, seguiti successivamente dai loro genitori rimasti reciprocamente vedovi.
Il quarto volume è dedicato ad un’ampia raccolta di poesie scritte durante il periodo Milanese.
Il quinto volume è di carattere storico: tratta, infatti, delle due rivoluzioni avvenute in Europa agli inizi del 1900, protagonisti il “Bolscevismo di Lenin” in Russia ed il “Fascismo di Mussolini” in Italia.
Il sesto, settimo, ottavo e nono volume sono dedicati interamente alle poesie, scritte dal 1995 in poi.
Il decimo volume  tratta anch’esso di poesie in lingua ed in Vernacolo - (Dialetto Sant’Andreano) .A seguire: “Poesie da: Per le strade del mondo”, “Paese mio … Terra mia”, un libro interamente in Vernacolo – (Dialetto Sant’Andreano), “Cielo e Terra”, (Sogni metafisici e poesie religiose), “I silenzi dell’anima”, “Animus Poetandi”, in collaborazione con sei poeti della Ciociaria,  “Gradini Infiniti”, in collaborazione con 4 poeti ciociari, L’Ombra del cuore”, in collaborazione con sei poeti ciociari, “Sandrina: Il mio fiore … reciso”, “Sandrina  …Intramontabile Amore”, “L’essenza della vita”, “Cascata di Sogni”, “Il libro della vita”, "Fiume di sogni", "L'eco del Silenzio", "Arcobaleno¬† ... di Emozioni", "Fiat:¬† Ultimo Grido", "Sussulti del Cuore"¬†"S. Andrea del Garigliano": "Folclore Gastronomia e... Amuri", "A Rosella Alviani "....... con amore"", "La voce dell'anima", "Vocabolario dialettale" ed infine, "Ultimo atto".
                                                                        
Nel 2005, esattamente il 27 Giugno fonda l’Associazione culturale poetica Art-Opera “DEUS DAY” e ne diventa il Presidente.

L’incontro con la poesia ha sempre in sé qualcosa di magico, un fascino leggero e persistente che nasce dall’approccio – scontro fra il vivere quotidiano e la metrica stessa che di volta in volta il poeta adotta per ampliare il proprio sentimento. Nelle righe delle poesie di Orazio Di Resta si trova energia pura, e in ogni canto un sentimento puro, profondo, colmo di senso di responsabilità, capace di infondere in chi legge un altissimo senso di amore per la vita. Quanto menzionato lo si trova nelle raccolte di poesie accluse nella stesura “Per le strade del mondo”.
Il poeta si riconosce nei versi non solo come uomo e poeta quando tace, ma anche quando vivamente afferma la sua certezza di essere artista e riesce a colorare la poesia di sentimenti reali e di pensieri tristi. Spesso lo si trova d’accordo con il sentire altrui e come il bambino che sbriciola contento un biscotto al mattino inzuppandolo nel latte così lui sforna i versi per il diletto altrui.
La sua trama, se così si vuol definire, è semplicissima: tratta di un “viaggio ideale” che ha origine dall’infanzia in poi. All’inizio tutto gli sorride, poiché si pone come scopo di scoprire il mondo istante dopo istante. Crescendo si imbatte nei primi rischi, nascono i primi dubbi, si comincia a scoprire la falsità e si sente il bisogno dei primi consigli e di tanta comprensione. In quest’opera diventa dispensatore di proverbi, massime, detti, aforismi, sentenze ecc.. Non ritiene possibile elencare qualche proverbio attinente al caso, ma nei suoi versi spesso descrive stati d’animo inconsueti e si accorge che la poesia è l’“unica” in grado capace di rappresentare la realtà attraverso concetti astratti, di penetrare in luoghi impervi e inaccessibili e descrivere le bellezze nascoste, di scovare nell’animo umano le sensazioni più profonde e trasmetterle magari a chi non è mai stato in grado di provarle. Specialmente nelle ultime raccolte di poesie si trovano versi pieni di entusiasmo, di speranza, di ottimismo e di fiducia, anche se quest’ultima è un po’ difficile trovarla nella società odierna.

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Ogni vero poeta ha il dono non solo di una voce unica a affabile, ma ha un particolare modo umano inimitabile di amare le cose. Spesso i poeti di oggi hanno il dono di amare e piangere la vita libera, ardua ed infinita; mentre la poesia è come la musica: si esprime con tanta tenerezza nel nominare le cose della vita, descrivere le voci e i versi di animali, delle persone, delle cose, arrivando ad interpretare anche la voce di vite sospese nell’universo. Il poeta scrive versi sulle rovine fatali di ogni cosa nel mondo, senza illusione, senza scampo, senza utopie; i suoi canti sembrano una musica colma di pianto che porta con sé il brivido di un abisso che non si apre nell’universo.

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Orazio Di Resta  = Rapporto tra  l’infinito e Dio

Sono un creatore di mondi interiori, nel ritmo delle parole metto l’arte, rinvigorita dai continui sobbalzi dell’anima; il valore dell’opere spesso coinvolge aspetti fonetici e musicali, perché  il linguaggio adoperato suscita sempre tante forti emozioni: questo è il mio modo di comunicare.
Tutti in questo mondo ci sentiamo di essere artisti, ma il poeta non ha una definizione, la parola stessa non ha né inizio e né fine, si può definire come – rapporto tra l’infinito e Dio.
Lavoro per rendermi veggente, di arrivare laddove l’ignoto è padrone assoluto, sgretolarmi in tutti i sensi pur di crearmi sofferenze ignote, bisogna essere forti se veramente si è nati poeti, mi riconosco tale, non per colpa mia, ma in alcuni momenti mi sembra veramente di essere un altro. A momenti mi sento d’essere un granello di sabbia nella cittadina di Cassino; inizio a scrivere sulla mia balconata luminosa di notte e chiassosa di giorno: nei silenzi troppe voci si fanno strada inconsciamente; cerco di mettere quanto possibile in versi i miei sentimenti immaginabili e possibili correlati dagli errori. Spesso noto che tanti parlano solamente, par di non avere spirito nella scrittura, ma se scrivere è una colpa, io mi domando: “perché Dio mi ha dato la parola per dialogare e parlare con linguaggi consoni a chi mi ascolta?”
Purtroppo quando scrivo sembra che la dimensione luce mi abbatta con il cordoglio della fede perduta ch’è grande come l’infinito, mi assillano gli stati d’animo, sembrano il mio crepuscolo, il tedio in alcuni momenti e mi sento braccato, spiato, sento che la morte si avvicina lentamente, non sono gioiosi quei momenti, perché ritengo d’essere un uomo di fede considerando sempre che può essere “l’apertura o la sorpresa” di una nuova vita. L’essere poeta è un’ossessione, forse vocazione… perché è follia e saggezza incredibile, spesso indecifrabile, si esprime con parole non sue ma dettatogli, forse è un profeta perché non riconosce d’esserlo, perché parla con voce d’altri, non sua. In questi momenti, così fragili e peccaminosi che spesso portano alla follia,  nuove luci che entrano in noi, abbaglianti e creatrici di nuove idee creano nuove immagini, nuove sensazioni e situazioni di vita.
In certi momenti non è facile definire il poeta: tutto e nulla nello stesso tempo, ma il passato non muore mai. Credetemi, mi sembra d’essere arrivato nel giardino dei sospiri,  perché i poeti sono estrosi, non s’accorgono nemmeno che è difficile essere poeta, specialmente oggi che tutti siam derisi; tutti si sentono d’esserlo, poi s’accorgono che ben poco c’è di poeta e tanto di letterato.
Mi sento afflitto nell’animo, non mi faccio illusioni: poeta penso di esserlo per davvero!...

                                                                                                                    Orazio Di Resta

 

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Legge del 22 Maggio 1993 N° 159
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